Focus: Telefisco 2021, la prova della consegna nelle cessioni intracomunitarie “franco fabbrica”

Riportiamo informazioni utili per capire l’evento Telefisco 2021.

Telefisco 2021: la prova della consegna nelle cessioni intracomunitarie “franco fabbrica”

Come segnalato dal Sole 24 Ore di ieri 28 gennaio 2021, in occasione dell’evento “Telefisco 2021” l’Agenzia delle Entrate è tornata ad esprimersi sul tema della prova della consegna nelle cessioni intracomunitarie, riportando in auge l’opportunità che gli operatori economici hanno adeguarsi al regolamento 1912/2018/UE, il quale prevede a riguardo una presunzione legale a favore del contribuente che disponga di un determinato corredo documentale.

Su questo tema l’Agenzia si era recentemente espressa con la Risposta n. 305 del 3 settembre 2020 nonché con la Circolare n.12/E del 12 maggio 2020.

A differenza di quanto avviene per le cessioni all’esportazione nelle quali la consegna dei beni all’estero è provata dal visto telematico doganale (MRN), nelle cessioni intracomunitarie non esiste un soggetto terzo che possa garantire l’effettiva consegna dei beni in uno Stato membro della UE in quanto all’interno dell’Unione i beni circolano liberamente.

L’acquisizione di un set documentale in grado di provare la consegna dei beni nello Stato membro di destino, poi, può rivelarsi complicata nelle cessioni intracomunitarie “franco fabbrica”  in cui la merce viene ritirata presso lo stabilimento, deposito, magazzino del fornitore dal cliente UE o da un soggetto terzo per suo conto (trasportatore incaricato dal cliente UE).

Con questa clausola, il cedente perde totalmente il controllo dell’operazione e deve dare precise istruzioni al cliente UE perché gli riconsegni il CMR timbrato e firmato ai fini della prova della consegna.

L’art. 45-bis del Regolamento UE di esecuzione n. 282/2011, nel prevedere una presunzione legale (relativa) circa l’avvenuto trasporto dei beni in ambito comunitario, disciplina al par. 1, lett. b) l’ipotesi in cui i beni sono trasportati dall’acquirente o da un terzo per suo conto.

In questo caso si presume che i beni siano stati spediti o trasportato dal territorio di uno Stato membro a quello di destino se il venditore è in possesso di una dichiarazione scritta che certifichi che i beni sono stati trasportati o spediti dall’acquirente o da un terzo per suo conto, e dalla quale dovranno risultare lo Stato membro di destinazione dei beni, la data del rilascio, il nome e l’indirizzo dell’acquirente, la quantità e la natura dei beni ceduti, la data e il luogo del loro arrivo, l’identificazione della persona che ha accettato i beni per conto dell’acquirente.

La dichiarazione rilasciata dall’acquirente comunitario al venditore deve essere accompagnato da almeno n. 2 documenti relativi al trasporto delle merci (documento o lettera CMR riportante la firma, polizza di carico, fattura di trasporto aereo o fattura dello spedizioniere) oppure da n. 1 documento di trasporto unitamente a n. 1 documento relativo agli altri mezzi di prova ammessi (polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni o i documenti di beni attestanti il pagamento per la spedizione o il trasporto dei beni).

Come chiarito nelle Note esplicative della Commissione UE “Quick fixes 2020”, è inclusa l’applicazione della presunzione che le merci siano state trasportate o spedite in un altro Stato membro, qualora il trasporto o la spedizione siano effettuati dal cedente o dal cessionario con propri mezzi senza l’interventi di altri soggetti come, ad esempio, lo spedizioniere o il trasportatore.

In occasione del Telefisco 2021 l’Agenzia delle Entrate ribadisce che la presunzione in parola è applicabile solo qualora la documentazione in possesso del contribuente risponda ai requisiti richiesti dall’art’. 45-bis sopracitato.

Nel caso in cui il contribuente non disponga della documentazione prevista dal Regolamento unionale, egli conserva comunque la possibilità di dimostrare il trasferimento fisico dei beni dello Stato membro di destino avvalendosi dei chiarimenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate, anche se questi sono stati prodotti prima dell’entrata in vigore dell’art. 45-bis del Regolamento UE.

A riguardo l’Agenzia delle Entrate ha precisato con le risoluzioni n. 345/E del 2007, n. 477/E del 2008, n. 19/E del 2013 e n. 71/E del 2014, che quando il cedente italiano è impossibilitato ad acquisire il documento di trasporto CMR, come avviene di frequente nelle cessioni “franco fabbrica”, sono ammissibili altri messi di prova. In questo caso, la prova dell’avvenuto trasferimento del bene in un altro Paese membro deve derivare da un insieme di documenti da cui si ricava, con sufficiente evidenza, che il bene è stato trasferito dallo Stato membro del cedente a quello dell’acquirente.

Pertanto, qualora il cedente italiano non abbia provveduto direttamente al trasporto delle merci e non sia in grado di esibire il CMR, la prova del trasporto dei beni può essere fornita, a titolo esemplificativo, mediante il CMR elettronico oppure mediante un insieme di documenti da cui si possono ricavare le medesime informazioni presenti nel CMR e le firme dei soggetti coinvolti (cedente, vettore e cessionario).

L’idoneità di tali documenti a provare l’avvenuto trasporto comunitario dei beni è comunque soggetta alla valutazione, caso per caso, dell’Amministrazione finanziaria.

 

Lo Studio offre il proprio supporto alle aziende per verificare se le operazioni intracomunitarie poste in essere sono accompagnate da un adeguato set di documentale idoneo a provare l’avvenuto trasporto intracomunitario dei beni che giustifica la non imponibilità ai fini dell’IVA dell’operazione.

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