Focus: Questione Brexit

Riportiamo un articolo utile per capire i principali effetti IVA dell’Accordo siglato tra UE e UK.

Brexit: i principali effetti IVA dell’Accordo siglato tra UE e UK

A far data 1° gennaio 2021 il Regno Unito non è più parte del territorio doganale e fiscale (IVA e accise) dell’Unione Europea.
La circolazione delle merci tra UK e UE viene regolata dal recente accordo – pubblicato sulla GUUE serie L 444 del 31 dicembre 2020 – entrato in vigore in via transitoria con efficacia fino al 28 febbraio 2021 (d’ora innanzi “l’Accordo”), In effetti, giacché i negozianti tra UE e UK si sono conclusi in una fase molto tardiva, il Consiglio ha adottato una decisione per l’applicazione provvisoria dell’Accordo.
Le prossime tappe dell’iter di approvazione prevedono che al Parlamento Europeo spetti il compito di approvare l’Accordo, mentre al Consiglio quello di ratificarlo.

Il predetto Accordo non riguarda soltanto gli scambi di merci e servizi, ma anche un’ampia gamma di altri settori d’interesse per l’US, quali gli investimenti, la concorrenza, gli aiuti di Stato, la trasparenza fiscale, i trasporti aerei e stradali, l’energia e la sostenibilità, la pesca, la protezione dei dati e il coordinamento dei regimi di sicurezza sociale. Con particolare riferimento al commercio dei beni, l’Accordo dispone l’assenza di tariffe e contingenti con riferimento alle merci conformi alle regole in materia di origine preferenziale. Affinché il divieto di imposizione daziaria sia efficace è necessario che le merci reciprocamente esportate rispettino tutte le regole di origine che sono enunciate nel Capitolo 2 dell’Accordo.
Il medesimo Accordo prevede che per fornire la prova dell’origine unionale delle merci in esportazione verso il Regno Unito potrà farsi ricorso alternativamente a:

  • dichiarazione da parte dell’esportatore nella quale viene attestato il carattere originario UE delle merci esportate;
  • la conoscenza da parte dell’importatore che le merci sono originarie dell’UE.

La dichiarazione dell’origine potrà essere resa direttamente su fattura o su un qualunque altro documento commerciale che accompagna la merce.
In attesa dell’attivazione del nuovo Portale unionale REX e dell’acquisizione di eventuali ulteriori elementi rinvenienti dall’Accordo in fase di ratifica, colori che risultino ancora privi del codice REX, potranno rendere la dichiarazione di origine indicando il proprio codice EORI nonché l’indirizzo completo nel campo “luogo e data” della predetta dichiarazione.
Poiché il Regno Unito diviene un paese terzo nei confronti dell’UE, tutte le cessioni di merci dall’Italia al Regno Unito, e viceversa, rappresentano rispettivamente operazioni di esportazione (verso paese terzo – extra US) e di importazione (da un paese terzo – extra UE), con la conseguenza che sarà necessario espletare le formalità doganali.
Il principale adempimento che gli operatori economici sono chiamati ad assolvere è rappresentato dalla dichiarazione doganale. Le merci unionali che devono lasciare il territorio UE, per diventare extra UE, devono infatti essere vincolate al regime doganale dell’esportazione, da formalizzare su formulario DAU.

Profili IVA
Sotto il profilo dell’IVA, cambia il regime applicabile sebbene si rimanga nell’alveo della non imponibilità.
Le cessioni e gli acquisti di beni tra Italia e Regno Unito non potranno più qualificarsi come operazioni intracomunitarie, ma avranno natura, rispettivamente di cessioni all’esportazione (per i beni dall’Italia al Regno Unito) e di beni in importazione (all’atto dell’introduzione in Italia di merci provenienti dal Regno Unito) e sarà dunque necessario espletare le relative formalità doganali.
L’operatore italiano non è tenuto a includere l’operazione nell’elenco delle cessioni intracomunitarie (Intrastat) così come non è tenuto a includere l’operazione nella comunicazione delle operazioni transfrontaliere, essendo escluse dall’adempimento le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale.

Per quanto attiene le prestazioni di servizi generiche B2B da ITA e UK, esse restano fuori campo di applicazione dell’IVA in Italia poiché il committente inglese non è stabilito nel territorio dello Stato. Si rilevano tuttavia delle variazioni in termini di obblighi documentali:

  • ante Brexit il prestatore italiano era tenuto a comprovare lo status di soggetto passivo del committente inglese mediante interrogazione dell’archivio VIES;
  • post Brexit il prestatore italiano è dovuto a comprovare lo status si soggetto passivo d’imposta del committente inglese facendosi inviare prova documentale rilasciata dall’autorità competente.

Cambia inoltre la dicitura da indicare nella fattura che il cedente italiano è tenuto ad emettere nei confronti del committente inglese ai sensi dell’art. 21, co. 6-bis del DPR n. 633/72:

  • ante Brexit la dicitura inversione contabile”;
  • post Brexit la dicitura “non soggetta”.

Per quanto riguarda , invece, le prestazioni di servizi generiche B2B da UK a ITA,  esse rimangono rilevanti ai fini dell’IVA in Italia quando il committente è ivi stabilito.
Anche questo in caso si registrano delle variazioni in termini di obblighi documentali:

  • ante Brexit il prestatore italiano è tenuto ad applicare l’imposta dovuta mediante inversione contabile integrando la fattura ricevuta dal prestatore unionale;
  • post Brexit  il prestatore italiano è tenuto ad applicare l’imposta dovuta mediante inversione contabile emettendo un’autofattura.

L’operatore italiano è tenuto a includere le predette operazioni nella comunicazione delle operazioni transfrontaliere di cui all’art. 1, co. 3-bis del D.Lgs. n. 127/2015.
Nel caso di movimentazione di beni a titolo diverso da quello traslativo della proprietà, non è più possibile applicare le norme IVA dedicate ai trasferimenti intracomunitari di beni e dovrà farsi riferimento alle norme IVA previste per le cessioni all’esportazione, oltre alle disposizioni doganali in materia di esportazione di beni.

Irlanda del Nord
In virtù di quanto sancito nell’Accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione Europea, l’Irlanda del Nord:

  • resta soggetta alla normativa IVA per le cessioni di beni;
  • è considerato paese terzo per le prestazioni di servizi.

La Commissione Europea, con direttiva UE 20.11.2020 n. 1756 ha stabilito che i soggetti passivi che effettuano nell’Irlanda del Nord cessioni di beni, comprese le cessioni intracomunitarie o gli acquisti intracomunitari di beni siano identificati, in conformità alla normativa IVA, con il codice «XI»,  diverso da quello del Regno Unito (che inizia con “GB”).

Operazioni a cavallo d’anno
L’Accordo di recesso stabilisce un principio di portata generale in base al quale mantengono la natura di operazioni intracomunitarie le operazioni aventi ad oggetto beni la cui spedizione o trasporto:

  • ha avuto inizio in vigenza del periodo transitorio (conclusosi il 31.12.2020);
  • ha fine quando il periodo transitorio è terminato (a far data all’1.1.2021).

Tali operazioni si qualificheranno comunque come:

  • cessioni intracomunitarie, e non come cessioni all’esportazione, nel paese da cui partono;
  • acquisti intracomunitari, e non come importazioni, nel paese nel quale arrivano.

Pertanto se i beni vengono inviati in UK il 29/12/2020 e le merci arrivano a destinazione il 3/1/2021 le transizioni si qualificano ancora come cessioni intracomunitarie.
Tuttavia, sarà richiesto l’appuramento presso la Dogana dello Stato di destinazione dei beni, al fine di dimostrare la natura dell’operazione mediante documentazione che attesti l’inizio del trasporto o della spedizione del 2020.

Lo studio rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Studio G&G Commercialisti Accociati

Vicenza, 25 gennaio 2021

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