Con la Circolare n. 12/E del 12 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’impianto documentale relativo alle cessioni intracomunitarie, definito dalla prassi nazionale prima dell’introduzione del nuovo art. 45-bis del Regolamento UE n. 282/2011, potrà essere ancora utilizzato da parte degli operatori economici al fine di dimostrare che il trasporto intracomunitario dei beni si è effettivamente realizzato. L’idoneità dei documenti, individuati dalla prassi nazionale, a provare l’avvenuto trasporto intracomunitario dei beni è comunque soggetta alla valutazione, caso per caso, dell’Amministrazione finanziaria.

E’ questo il principio sancito dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 12/E del 2020 pubblicata qualche giorno fa, che chiarisce e riordina le posizioni espresse in casi specifici dalla medesima Agenzia con varie risposte (cfr. Ris. 24.07.2014, n. 71/E, Ris. 25.03.2013, n. 19/E, Ris. 28.11.2007, n. 345/E, Ris. 15.12.2008, n. 477/E).

Tale discrezionalità dell’Agenzia delle Entrate viene meno, invece, nel caso in cui la documentazione in possesso del contribuente risponda ai requisiti previsti dal nuovo art. 45-bis del Regolamento UE n. 282/2011. In tal caso si rende applicabile la presunzione relativa – contenuta nell’art. 45-bis in esame – circa l’avvenuto trasporto dei beni in ambito comunitario, con la conseguenza che in caso di contestazione del regime di non imponibilità applicato dal contribuente, la prova contraria dovrà essere fornita dall’Amministrazione finanziaria (e non da parte del contribuente medesimo).

Al riguardo, nel confronto tra la normativa comunitaria e la prassi nazionale si evidenzia una sostanziale differenza nell’utilizzo del CMR quale strumento di prova: infatti la normativa comunitaria, come confermato anche dalla circolare in commento, considera quale mezzo di prova il CMR riportante la firma del trasportatore, mentre la prassi nazionale (che, si giova ricordare, si rende applicabile nel caso in cui non si disponga della documentazione prevista dal Regolamento UE) prevede che il CMR riporti la firma anche del cessionario (o in alternativa una sua dichiarazione di avvenuta ricezione della merce), rendendo in tal modo meno flessibile la prassi nazionale rispetto alla norma unionale.

Distinti saluti.

Studio G&G Commercialisti Associati

Agenzia delle Entrate Circolare 12.05.2020 n. 12

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