FOCUS:
Credito d'imposta per contenere gli effetti negativi del Covid-19 sulle rimanenze finali di magazzino nel settore tessile, della moda e degli accessori

Focus: Credito d’imposta per contenere gli effetti negativi del Covid-19 sulle rimanenze finali di magazzino nel settore tessile, della moda e degli accessori ex art. 48-bis D.L. “Rilancio” n. 34/2020 e reso operativo dal D.L. “Sostegni-bis” n. 73/2021.

Il Decreto Sostegni-bis ha reso operativo il credito d’imposta introdotto dall’art. 48-bis del Decreto Rilancio, modificando come segue l’originaria disciplina del credito d’imposta. In particolare:

  • l’agevolazione è stata prorogata al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021;
  • sono state potenziate le risorse finanziarie che costituiscono il limite di spesa sia per il periodo d’imposta 2020 (95 milioni di Euro) sia 2021 (150 milioni di Euro);
  • è stato introdotto l’obbligo di una comunicazione preventiva all’Agenzia delle entrate per la fruizione del credito, per la quale si è ancora in attesa dell’apposito Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Ne deriva che per i periodi 2020 e 2021, ai soggetti esercenti attività d’impresa nell’industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria sarà riconosciuto un contributo, nella forma di credito d’imposta, nella misura del 30% sulla differenza del valore delle rimanenze finali di magazzino di cui all’articolo 92, comma 1, del Testo unico di cui D.P.R. 917/1986, eccedenti la media dello stesso valore registrato nei tre periodi d’imposta precedenti a quello di spettanza del beneficio, pertanto per il calcolo delle eccedenze sulle quali applicare la percentuale teorica del 30% occorrerà confrontare la media delle rimanenze finali degli anni:

  • 2017, 2018 e 2019 col valore delle rimanenze finali di magazzino del 2020;
  • 2018, 2019 e 2020 col valore delle rimanenze finali di magazzino del 2021.

Circa la identificazione dei soggetti beneficiari, invece, occorrerà far riferimento ai seguenti codici ATECO, individuati dall’art. 2 del decreto ministeriale del 7 luglio 2021:

13.10.00 Preparazione e filatura di fibre tessili
13.20.00 Tessitura
13.30.00 Finissaggio dei tessili, degli articoli di vestiario e attività similari
13.91.00 Fabbricazione di tessuti a maglia
13.92.10 Confezionamento di biancheria da letto, da tavola e per l’arredamento
13.92.20 Fabbricazione di articoli in materie tessili nca
13.93.00 Fabbricazione di tappeti e moquette
13.94.00 Fabbricazione di spago, corde, funi e reti
13.95.00 Fabbricazione di tessuti non tessuti e di articoli in tali materie (esclusi gli articoli di abbigliamento)
13.96.10 Fabbricazione di nastri, etichette e passamanerie di fibre tessili
13.96.20 Fabbricazione di altri articoli tessili tecnici e industriali
13.99.10 Fabbricazione di ricami
13.99.20 Fabbricazione di tulle, pizzi e merletti
13.99.90 Fabbricazione di feltro e articoli tessili diversi
14.11.00 Confezione di abbigliamento in pelle e similpelle
14.12.00 Confezione di camici, divise e altri indumenti da lavoro
14.13.10 Confezione in serie di abbigliamento esterno
14.13.20 Sartoria e confezione su misura di abbigliamento esterno
14.14.00 Confezione di camicie, t-shirt, corsetteria e altra biancheria intima
14.19.10 Confezioni varie e accessori per l’abbigliamento
14.19.21 Fabbricazione di calzature realizzate in materiale tessile senza suole applicate
14.19.29 Confezioni di abbigliamento sportivo o di altri indumenti particolari
14.20.00 Confezione di articoli in pelliccia
14.31.00 Fabbricazione di articoli di calzetteria in maglia
14.39.00 Fabbricazione di pullover, cardigan ed altri articoli simili a maglia
15.11.00 Preparazione e concia del cuoio e pelle; preparazione e tintura di pellicce
15.12.01 Fabbricazione di frustini e scudisci per equitazione
15.12.09 Fabbricazione di altri articoli da viaggio, borse e simili, pelletteria e selleria
15.20.10 Fabbricazione di calzature
15.20.20 Fabbricazione di parti in cuoio per calzature
16.29.11 Fabbricazione di parti in legno per calzature
16.29.12 Fabbricazione di manici di ombrelli, bastoni e simili
20.42.00 Fabbricazione di prodotti per toletta: profumi, cosmetici, saponi e simili
20.59.60 Fabbricazione di prodotti ausiliari per le industrie tessili e del cuoio
32.12.10 Fabbricazione di oggetti di gioielleria e oreficeria in metalli preziosi o rivestiti di metalli preziosi
32.12.20 Lavorazione di pietre preziose e semipreziose per gioielleria e per uso industriale
32.13.01 Fabbricazione di cinturini metallici per orologi (esclusi quelli in metalli preziosi)
32.13.09 Fabbricazione di bigiotteria e articoli simili nca
32.50.50 Fabbricazione di armature per occhiali di qualsiasi tipo; montatura in serie di occhiali comuni
32.99.20 Fabbricazione di ombrelli, bottoni, chiusure lampo, parrucche e affini.

Punto critico riguardante il credito d’imposta in oggetto, che rimane tutt’ora in fase di definizione, riguarda quanto sancito dal comma 2 dell’art. 48-bis del D.L. 34/2020 il quale recita come segue: “nei riguardi dei soggetti di cui al comma 1 con bilancio certificato, i controlli sono svolti sulla base dei bilanci. Le imprese non soggette a revisione legale dei conti e prive di collegio sindacale devono avvalersi di una certificazione della consistenza delle rimanenze di magazzino, rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione legale dei conti iscritti nella sezione A del registro di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 […]”.
L’interpretazione letterale del suddetto comma andrebbe a ridurre notevolmente la platea dei soggetti beneficiari di tale credito d’imposta obbligando, di fatto, le società a dotarsi di una certificazione di un revisore legale riguardante il valore di rimanenze di magazzino da effettuarsi ex post di ben quattro anni (anno in corso e tre precedenti), senza che lo stesso possa procedere alle normali procedure di revisione, tra le quali si annovera in primis la conta fisica delle rimanenze. Appare pertanto iniquo il trattamento riservato ai soggetti dotati di un collegio sindacale o di un revisore legale dei conti rispetto a quelle imprese non assoggettate a tali controlli.
Per i chiarimenti su questa criticità si attende, perciò, il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che dovrebbe, peraltro, stabilire anche le modalità di richiesta e fruizione del credito in discussione.

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    FOCUS:
    Crisi d'impresa: rinvii e nuovi strumenti. La portata del Decreto di Agosto

    Focus: Crisi d’impresa: rinvii e nuovi strumenti. La portata del Decreto di Agosto.

    Lo scorso 25 agosto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.L. 118/2021 recante importanti novità in materia di crisi d’impresa e misure sul risanamento aziendale.

    Tale provvedimento normativo, che trova la sua ragion d’essere nelle ricadute economiche di medio – lungo determinate dalla crisi pandemica da Covid-19, da un lato ha portato il legislatore a riscrivere il calendario dell’entrata in vigore del Codice della Crisi e, dall’altro, a introdurre importanti strumenti per il risanamento dell’attività.

    Il Decreto sopracitato interviene, in particolare, sui seguenti aspetti:

    •  il differimento al 16 maggio 2022 dell’entrata in vigore del Codice della crisi e delle procedure di allerta;
    • l’introduzione del nuovo strumento della “composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa”;
    • la previsione di alcune modifiche alla legge fallimentare.

    Il rinvio al 16 maggio 2022 dell’entrata in vigore del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza si è reso necessario come risposta all’obiettivo di non creare incertezze attraverso gli innovativi meccanismi in esso disciplinati che stridono con la necessità di fare riferimento a regole stabili per la gestione graduale delle crisi indotte dalla pandemia. È stata altresì prorogata al 31 dicembre 2023 l’entrata in vigore delle procedure di allerta e composizione assistita della crisi, basate su parametri attualmente inadeguati stante il deterioramento della situazione economica e che potrebbero tradursi in una causa di estinzione delle imprese.

    Va sottolineato che a fianco di tali rinvii, permane in vigore il primo set di disposizioni del Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza divenute operative dal 16 marzo 2019 tra cui le previsioni sugli assetti organizzativi dell’impresa (art. 2086 CC), e le disposizioni sulle responsabilità degli amministratori.

    Posto che l’intervento normativo non poteva essere basato su un semplice differimento dell’applicazione delle norme, il Decreto 118/2021 introduce un nuovo strumento di ausilio alle imprese in difficoltà.

    Dal 15 novembre 2021 entrerà in vigore il nuovo istituto della composizione negoziata per la soluzione della crisi di impresa, che rappresenta la novità più importante e corposa, introdotto con l’obiettivo di risanare le imprese che pur trovandosi in difficoltà sotto il profilo economico, patrimoniale o finanziario hanno le potenzialità per continuare ad operare nel mercato.

    La composizione negoziata è basata su alcuni concetti fondamentali per cui, una volta che cesseranno le misure emergenziali gli effetti della crisi economica si potrebbero protrarre portando l’imprenditore (assistito dai sui consulenti) a dover fare un’autodiagnosi sullo stato di salute dell’impresa e sull’effettiva possibilità di perseguire il risanamento.

    Punto chiave è che con l’accesso alla composizione negoziale è l’imprenditore a preservare la gestione dell’azienda, e viene affiancato da un Esperto che avrà in compito di agevolare le trattative riservate e autonome tra l’imprenditore stesso e i creditori dell’impresa senza richiedere il ricorso al tribunale.

    Inoltre a fronte dell’attivazione di questo percorso di risanamento sono state previste delle agevolazioni tra cui un sistema di misure premiali di natura fiscale, la sospensione dell’obbligo di ricapitalizzazione e l’esonero dall’azione revocatoria e dei reati di bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice.

    Attraverso la composizione negoziata pertanto è possibile definire un accordo che genera i medesimi effetti del piano di risanamento, senza necessità di attestazione. All’esito delle trattative l’imprenditore può altresì richiedere al Tribunale l’omologa dell’accordo di ristrutturazione o accedere ad una procedura concorsuale. Qualora le trattative non abbiano esito positivo l’impresa potrà accedere al concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, strumento che prevede, previa richiesta di parere dell’esperto e senza nomina di ulteriori soggetti, l’omologa da parte del Tribunale della proposta fatta in sede di composizione negoziale.

    Infine il Decreto interviene in materia di Accordo di ristrutturazione dei debiti e concordato preventivo con alcune modifiche che riguardano, in particolare, la procedura di omologa anche in assenza di adesione, l’estensione degli accordi anche a creditori non aderenti tenuto conto di particolari condizioni, l’improcedibilità fino al 31.12.2021 dei ricorsi per risoluzione del concordato preventivo e per la dichiarazione di fallimento.

    Lo Studio rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento.

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      FOCUS:
      Estensione e proroga del credito d'imposta

      Focus: Estensione e proroga del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda ex art. 4 D.L. “Sostegni-bis” n. 73/2021

      L’articolo 4 del D.L. n.73 del 26 maggio 2021, c.d. “Sostegni-bis”, ha prorogato il credito d’imposta per i canoni di locazione già introdotto dall’art. 28 del D.L. n. 34 del 19 maggio 2020, c.d. “Rilancio”.

      Il credito in oggetto spetta ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 15 milioni di Euro nel secondo periodo d’imposta antecedente a quello di entrata in vigore del presente decreto, mentre il limite contenuto nell’art. 28 era di 5 milioni di Euro nel periodo d’imposta antecedente a quello di entrata in vigore del D.L. 34/2020, nonché agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

      Tale credito spetta ai soggetti sopra menzionati per i mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio 2021 a condizione che questi abbiano subito un calo del fatturato medio mensile almeno pari al 30% nel periodo compreso tra il 1° aprile 2020 ed il 31 marzo 2021 rispetto al fatturato medio mensile del periodo compreso tra il 1° aprile 2019 ed il 31 marzo 2020. Il credito introdotto invece con l’art. 28 del “Rilancio” presupponeva un calo del fatturato del mese di riferimento (marzo, aprile, maggio, giugno 2020 e poi prorogato ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 con l’art. 8 del D.L. n. 137/2020, c.d. “Ristori”) di almeno il 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

      Ulteriore presupposto per la fruizione del credito, come previsto anche dal Decreto Rilancio, è l’avvenuto pagamento dei canoni di affitto o locazione nel corso dell’esercizio in cui il decreto è entrato in vigore. È necessario, quindi, che i canoni siano stati pagati, prima di usufruire del credito d’imposta.

      Una volta verificati i presupposti sopra elencati, il credito d’imposta, come per il Decreto Rilancio, è pari al:

      • 60% dell’ammontare mensile dei canoni di locazione, leasing o di concessione dei suddetti immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività;
      • 30% dei canoni relativi a contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività.

      Il credito d’imposta ex art. 4 D.L. 73/2021 può essere:

      • utilizzato in dichiarazione dei redditi relativa al periodo di sostenimento della spesa (periodo d’imposta 2021, periodo di pagamento dei canoni);
      • utilizzato in compensazione nel modello F24, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. 241/97, successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate con il codice tributo 6920 e anno di riferimento;
      • ceduto al locatore/concedente a titolo di pagamento del canone.

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        CIRCOLARE N.8:
        Ulteriore proroga dei versamenti al 15.9.2021

        CIRCOLARE INFORMATIVA

        Di seguito la circolare speciale riguardante la proroga dei termini di versamento delle imposte risultanti dai Modelli Redditi, Irap e IVA 2021.

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          FOCUS:
          Credito Sanificazione "Bis"

          Focus: Credito Sanificazione “Bis”

          Credito sanificazione “Bis” per i mesi di giugno, luglio e agosto 2021

          La presente per informarvi che è stato previsto un nuovo credito d’imposta sanificazione per il quale occorre presentare apposita comunicazione delle spese ammissibili dal 4 ottobre al 4 novembre 2021.
          In sintesi l’art. 32 del DL 73/2021 riconosce un credito d’imposta in misura pari al 30% delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021 (vale per le imprese il criterio di competenza economica) per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti comprese (a differenza del primo credito sanificazione) le spese per la somministrazione dei tamponi per COVID-19, fino ad un massimo di 60.000 euro (DI CREDITO) per ciascun beneficiario.
          Il credito d’imposta “teorico”, da indicare nel modello di comunicazione, è pari al 30% delle spese complessivamente comunicate, con un limite massimo per il credito d’imposta di 60.000 euro.
          Al fine di garantire il rispetto del limite complessivo di spesa, pari a 200 milioni di euro per il 2021, dopo aver ricevuto le comunicazioni delle spese ammissibili con l’indicazione del credito teorico, l’Agenzia delle Entrate determinerà la quota percentuale dei crediti effettivamente fruibili, in rapporto alle risorse disponibili: la percentuale sarà resa nota con provvedimento della stessa da emanare entro il 12 novembre 2021. Il credito sarà quindi usabile solo successivamente a tale provvedimento.

          Elenco spese ammissibili:

          Il credito d’imposta per la sanificazione spetta in relazione alle spese sostenute per:

          1. la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
          2. la somministrazione di tamponi a coloro che prestano la propria opera nell’ambito delle attività lavorative e istituzionali esercitate dai soggetti beneficiari;
          3. l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
          4. l’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
          5. l’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera c), quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano confermo ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
          6. l’acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione

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            FOCUS:
            Regime Speciale del One Stop Shop

            Focus: Regime Speciale del One Stop Shop

            È partito il 1° luglio 2021 il regime speciale del One Stop Shop (OSS)
            Con l’adozione dei regimi opzionali Oss e Ioss l’Italia da attuazione al c.d. “VAT e-commerce package”, che rappresenta una priorità all’interno del più ampio Digital Single Market Strategy e uno dei pilastri della riforma globale dell’IVA rappresentata dalla Commissione europea nel VAT action plan del 2016.
            L’entrata in vigore dei regimi OSS/IOSS, originariamente prevista dalla Direttiva UE n. 2455/2017 il 1°gennaio 2021, è stata posticipata al 1° luglio 2021 in considerazione degli effetti negativi della pandemia Covid-194.
            Una volta entrati in vigore, in questi regimi confluirà anche quello del MOSS. I regimi OSS/IOSS introducono un sistema europeo di assolvimento dell’IVA, centralizzato e digitale, che ampliando il campo di applicazione del MOSS (concernente solo i servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione), ricomprende le seguenti transazioni:

            • vendite a distanza di beni importati da territori terzi o Paesi terzi (ad eccezione dei beni soggetti ad accise) effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica;
            • vendite a distanza intracomunitarie di beni effettuate da fornitori o tramite l’uso di un’interfaccia elettronica;
            • vendite nazionali di beni effettuate tramite l’uso di un’interfaccia elettronica;
            • prestazioni di servizi da parte di soggetti passivi non stabiliti nell’UE o da soggetti passivi stabiliti all’interno dell’UE ma non nello Stato membro di consumo a soggetti non passivi (consumatori finali).

            Gli operatori che effettuano vendite a distanza e prestazioni di servizi B2C intra UE devono valutare tempestivamente la convenienza dell’adesione al regime speciale del One Stop Shop (OSS).
            Mediante l’adesione all’OSS, che rappresenta una “estensione” del precedente regime MOSS (limitato alle prestazioni “TTE”), il soggetto passivo può evitare di registrarsi nei singoli Stati di “consumo”, dichiarando e versando l’imposta nel solo Stato di identificazione, il quale provvederà a riversare l’IVA agli Stati competenti
            Posto che le nuove regole recepite con il D.Lgs.n. 83/2021 comportano, fra l’altro, l’abolizione delle attuali soglie di riferimento per le vendite a distanza e l’introduzione di una soglia unica complessiva pari a 10.000 euro, è evidente che anche gli operatori di minori dimensioni dovrebbero valutare gli effetti delle nuove misure.
            L’applicazione della soglia “unionale”, in effetti, che tiene conto sia delle vendite a distanza intracomunitarie di beni che delle prestazioni TTE verso privati di altri Stati membri, potrebbe imporre anche ai soggetti di minori dimensioni l’obbligo di assolvimento dell’IVA in altri Stati membri per tali operazioni.

            Proprio in questo senso è opportuno evidenziare che l’applicazione del regime OSS è facoltativo: pertanto, i soggetti che effettuano vendite a distanza intra UE devono valutare fin d’ora la possibilità di aderire al nuovo regime, tenendo conto dei termini di efficacia della registrazione.
            In particolare, in virtù di quanto disposto dall’art. 57-quinquies del Reg. Ue 282/2011 (modificato dal Reg. Ue 2026/2019), gli effetti della registrazione decorrono dal 1° giorno del trimestre civile successivo alla comunicazione, per cui un soggetto passivo IVA che intendeva avvalersi dell’OSS dal 1° luglio avrebbe dovuto registrarsi entro il 30 giugno 2021.

            Viene altresì previsto che se un soggetto passivo inizia ad effettuare cessioni/prestazioni prima di essersi registrato, egli è comunque legittimato ad avvalersi del regime sin dalla prima cessione/prestazione comunicando allo Stato membro di identificazione, entro il decimo giorno del mese successivo all’operazione, di aver iniziato ad effettuare cessioni rientranti nel regime.
            Ciò significa che se un soggetto passivo inizia a effettuare vendite a distanza intra-Ue eccedenti la soglia di Euro 10.000 dal mese di agosto 2021 dovrebbe avere tempo fino al 10 settembre successivo per registrarsi all’OSS.

            Lo Studio G&G rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento.

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              FOCUS:
              Pillola per la buona pianificazione successoria e ricambio generazionale

              Focus: Pillola buona per la pianificazione successoria e ricambio generazionale

              I VANTAGGI TRIBUTARI DELLE DONAZIONI PRECEDENTI ALLA SUCCESSIONE – PIANIFICAZIONE PASSAGGI GENERAZIONALI

              La recente Ordinanza n. 22738 del 20.10.2020 della Corte di Cassazione conferma una linea consolidata in base alla quale per effetto della soppressione della progressività dell’imposta sulle Successioni e Donazioni ad opera della Legge n. 342/2000, deve ritenersi implicitamente abrogato l’art. 8, comma 4, del D.Lgs. n. 346/1990, che prevedeva di sommare all’asse ereditario in sede successoria, le donazioni precedenti, al solo fine di determinare l’aliquota progressiva da applicare.

              Tale meccanismo di cumulo (detto “coacervo”), infatti, è incompatibile con il regime impositivo odierno, caratterizzato dall’aliquota fissa sul valore, non dell’asse, ma della quota di eredità o del legato.

              Quindi la posizione della Cassazione riduce l’onere tributario.

              Infatti la Cassazione, vista l’incompatibilità con il regime impositivo caratterizzato dalle aliquote fisse sul valore, non dell’asse dato da donazione e successione, ma della quota di eredità o del legato, implicitamente abroga la norma che prevedeva il cumulo dei beni donati  con il residuo oggetto di successione al solo fine di determinare l’aliquota progressiva da applicare.

              La soluzione, ha concluso il collegio, finirebbe infatti con l’attribuire alle donazioni una rilevanza fiscale postuma di erosione della franchigia non più in linea con la normativa di settore.

              La presa di posizione della Cassazione permette ora quindi di pianificare con maggior sicurezza i passaggi intra familiari in tema di passaggio generazionale, per i quali lo Studio G&G è a disposizione.

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                colonnine ricarica auto elettriche

                FOCUS:
                Deduzione per ricarica elettrica di auto aziendali elettriche

                Focus: Deduzione per ricarica elettrica di auto aziendali elettriche

                L’avvento dell’auto elettrica e dell’agevolazione legata all’installazione delle “colonnine” di ricarica elettrica, grazie alla quale al soggetto che ha sostenuto la spesa, spetta una detrazione fiscale pari al 50%, ripartita in dieci quote annuali di pari importo, su un ammontare complessivo non superiore a 3.000 euro, ha portato con sé una serie di dubbi.

                Alcuni dei quali sono legati al trattamento contabile e fiscale delle spese sostenute per le “colonnine” e le connesse spese di ricarica elettrica, qualora siano stata sostenute da un soggetto IRES e quindi da un’impresa.

                In merito alla prima questione un interpello dell’AdE ha chiarito che le infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici (Evc) acquistate da un professionista o da un’azienda per lo svolgimento delle proprie attività rientrano tra i beni strumentali ammortizzabili in base all’art. 102 del TUIR e quindi sono soggette ad ammortamento.
                Si precisa che il pagamento dell’intervento agevolabile sopra descritto deve essere effettuato con bonifico bancario o postale, al fine di tracciare la spesa sostenuta, dimostrando così all’Amministrazione la sua natura.

                Mentre le spese per la ricarica di energia di auto elettriche sono deducibili per l’azienda nella misura del 20%, se legate all’utilizzo di un’autovettura di cui alla lettera a) e alla lettera m) del comma 1 dell’articolo 54 del D.Lgs 285/1992, per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta la quota di deducibilità sale al 70% delle spese sostenute al pari di quelle per il carburante combustibile; in effetti nell’art. 164 del TUIR, non si fanno distinzioni tra il combustibile e l’energia elettrica.
                È evidente però che la deduzione indicata deve essere rilevabile da un’adeguata strumentazione (contatori delle colonnine ovvero contatore dedicato e riferibile esclusivamente alla ricarica automobile) in modo da tracciare inequivocabilmente i consumi di energia elettrica legati all’erogazione del servizio di ricarica. La mancata riconducibilità dei consumi allo specifico uso, renderebbe indeducibile il costo.

                Lo Studio G&G rimane a vostra disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti.

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                  CIRCOLARE N.7:
                  Speciale D.L. 25.05.2021, n.73 (DL "Sostegni Bis")

                  CIRCOLARE INFORMATIVA

                  Di seguito la circolare speciale riguardante le principali novità contenute nel D.L. 25.05.2021, n.73 (c.d. Decreto “Sostegni Bis”).

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                    FOCUS:
                    Decreto "Sostegni": esoneri prima rata IMU 2021

                    Focus: Decreto “Sostegni”: esoneri prima rata IMU 2021

                    L’art. 6-sexies del DL 41/2021 (decreto “Sostegni”), introdotto in sede di conversione ha previsto l’esenzione del versamento della prima rata dell’IMU per l’anno 2021, per altri soggetti. La norma stabilisce che i possessori di immobili che hanno i requisiti per ottenere il contributo a fondo perduto di cui all’art. 1 dello stesso DL 41/2021 sono esclusi dal versamento della prima rata dell’IMU 2021, sempreché in detti immobili venga anche esercitata la loro attività.

                    I soggetti che possono richiedere il contributo sono i “soggetti titolati di partita IVA, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario”.

                    Possono beneficiare dell’agevolazione anche i contribuenti in regime forfettario e gli enti non commerciali, limitatamente all’attività commerciale esercitata.

                    Tali soggetti possono richiedere il contributo (e quindi possono fruire dell’esenzione della prima rata dell’IMU 2021) a condizione che:

                    • i ricavi/compensi non siano superiori a 10 milioni di euro nel 2019 (soggetti “solari”, la norma fa riferimento al secondo periodo d’imposta antecedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del DL 41/2021, avvenuta il 23 marzo 2021);
                    • l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019 (tale requisito non è richiesto per i soggetti che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2019).

                    In considerazione del perdurare degli effetti connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19, per l’anno 2021 non è dovuta la prima rata dell’imposta municipale propria (IMU) di cui all’articolo 1, commi da 738 a 783, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, relativa agli immobili posseduti da soggetti passivi per i quali ricorrono le condizioni di cui all’articolo 1, commi da 1 a 4, del presente decreto.

                    L’esenzione di cui al comma 1 si applica solo agli immobili nei quali i soggetti passivi esercitano le attività di cui siano anche gestori.

                    Lo Studio G&G rimane a disposizione per chiarimenti.

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